Compagnia Teatrale Aresina


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Il Testo - Note di Regia

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Il Berretto A Sonagli

Il testo

Il berretto a sonagli è il berretto del buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti.
La storia si svolge in un salotto borghese della Sicilia agli inizi del ‘900, ma per la sua grande attualità e per la forza del testo potrebbe svolgersi in un salotto di oggi in una qualsiasi casa di oggi.
Beatrice, moglie del cavalier Fiorica, è rosa dalla gelosia dopo aver appreso che il marito la tradisce con la moglie di Ciampa, segretario e scrivano a loro servizio. Disposta ad arrivare fino allo scandalo, pur di avere riconosciuta la sua ragione di moglie, architetta un piano per cogliere i due amanti in flagrante e rendere così pubblico il tradimento.
Beatrice, nonostante i consigli di sua madre, la Signora Assunta, quelli del fratello Fifì e della governante Fana, che la scongiurano di desistere dai suoi propositi ed utilizzare calma e diplomazia, va invece avanti nel suo intento fino al “punto di non ritorno”. Il punto in cui, su consiglio di Ciampa, l’unica soluzione percorribile è quella di rinchiudere Beatrice in manicomio. Solo in questo modo si potrà salvare l’onore di tre persone e di due famiglie. La soluzione-vendetta proposta da Ciampa viene accolta da tutti come l’unica ormai percorribile. La Signora Assunta per salvare la rispettabilità del genero e della famiglia accetterà di vedere sua figlia in manicomio, così come Fifì, Fana e lo stesso delegato Spanò, converranno che “nessuno darà mai ragione alle parole di una pazza” e quindi l’onore e la rispettabilità saranno salvi davanti a tutto il paese.
Beatrice passerà così da carnefice a vittima. Il manicomio sarà il prezzo che dovrà pagare per aver voluto mettere in piazza la verità. “
Non c'è più pazzo al mondo di chi crede d'aver ragione!” dirà Ciampa. “Si prenda questo piacere, di fare per tre mesi la pazza. Potessi farlo io, come piacerebbe a me! Sferrare, signora, qua per davvero tutta la corda pazza, cacciarmi fino agli orecchi il berretto a sonagli della pazzia e scendere in piazza a sputare in faccia alla gente la verità”.



Note di regia

Lo spettacolo comincia con un fastidioso “ronzio” che parte da dentro, o se preferite, da ‘sotto’, da quello che non si vede ma che è dentro l’animo della protagonista. Il sotto, anche se poco presentabile (per le convenzioni sociali), e poco visibile, è di fatto la verità. Una verità che nessuno dei personaggi ha convenienza a far uscire. Meglio il ‘sopra’, la facciata, l’apparenza, sicuramente più opportuna e rispettabile.
Tutti i personaggi sono attori e spettatori e quindi sempre in scena, seduti “a vista” ai lati di un piccolo palcoscenico, piccolo come “piccolo” è il loro mondo. Un mondo dove l’apparenza conta più di qualsiasi altra cosa, perfino degli affetti e dei legami di sangue.
Sulla scena, tutti a loro modo hanno un’agitazione che esprimono con la voce e con il corpo. Tutti tranne Ciampa. Lui apparirà sempre calmo. Una calma che nasconde però una profonda sofferenza. Ciampa sa che la ‘ragione’ parla, non grida mai. Ed in coscienza sua sa di avere ragione.


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